Octubre 20, 2026

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Si terrà il prossimo 14 maggio 2025 l’appuntamento primaverile di Pandolfini dedicato ai Dipinti Antichi e ai Dipinti del Secolo XIX e articolato in una doppia sessione di vendita a Palazzo Ramirez Montalvo a Firenze che spazia dal XVI al XVIII Secolo, con opere in molti casi inedite e provenienti da prestigiose raccolte private. Tra i lotti più attesi e con le stime più alte spiccano i nomi di Artemisia Gentileschi, Federico Zandomeneghi e Angelo Morbelli, tra gli altri. 

Artemisia Gentileschi, Cleopatra. Courtesy Pandolfini1 / 8
Artemisia Gentileschi, Cleopatra. Courtesy Pandolfini
Angelo Morbelli, Pinetina a Santa Caterina. Courtesy Pandolfini2 / 8
Angelo Morbelli, Pinetina a Santa Caterina. Courtesy Pandolfini
Artista fiammingo, Trittico ad ante con Crocifissione di Cristo, Santi e un donatore. Courtesy Pandolfini3 / 8
Artista fiammingo, Trittico ad ante con Crocifissione di Cristo, Santi e un donatore. Courtesy Pandolfini
Beppe Ciardi, Circo equestre. Courtesy Pandolfini4 / 8
Beppe Ciardi, Circo equestre. Courtesy Pandolfini
Federico Zandomeneghi, L'Attente. Courtesy Pandolfini5 / 8
Federico Zandomeneghi, L'Attente. Courtesy Pandolfini
Filippo Tarchiani, San Giovanni Battista. Courtesy Pandolfini6 / 8
Filippo Tarchiani, San Giovanni Battista. Courtesy Pandolfini
Jacobello del Fiore, Madonna dell'Umiltà7 / 8
Jacobello del Fiore, Madonna dell'Umiltà
Maestro di Fontanarosa, Martirio di San Biagio. Courtesy Pandolfini8 / 8
Maestro di Fontanarosa, Martirio di San Biagio. Courtesy Pandolfini
Artemisia Gentileschi, Cleopatra. Courtesy Pandolfini
Angelo Morbelli, Pinetina a Santa Caterina. Courtesy Pandolfini
Artista fiammingo, Trittico ad ante con Crocifissione di Cristo, Santi e un donatore. Courtesy Pandolfini
Beppe Ciardi, Circo equestre. Courtesy Pandolfini
Federico Zandomeneghi, L'Attente. Courtesy Pandolfini
Filippo Tarchiani, San Giovanni Battista. Courtesy Pandolfini
Jacobello del Fiore, Madonna dell'Umiltà
Maestro di Fontanarosa, Martirio di San Biagio. Courtesy Pandolfini

La Cleopatra di Artemisia in asta da Pandolfini

Seguendo un filo cronologico attraverso i cataloghi approntati da Pandolfini per questa sessione di primavera per rintracciare i lotti di maggior rilievo spiccano, nella sezione da 57 lotti dei Dipinti Antichi, una rara Madonna dell’Umiltà di Jacobello del Fiore (stima €25.000-35.000), il più importante pittore attivo a Venezia nei primi decenni del Quattrocento, prima dell’avvento di Jacopo Bellini, e un trittico ad ante mobili raffigurante la Crocifissione e l’Annunciazione, eseguito da un raffinato artista fiammingo attivo all’inizio del Cinquecento (stima €20.000-30.000). 
Mentre arriva poi sulla scena il Seicento con l’enorme figura di Artemisia Gentileschi, qui rappresentata, al lotto 20, da una Cleopatra con stime di €130.000-150.000. Realizzato probabilmente “intorno agli ultimissimi anni del terzo decennio o principio del quarto decennio del Seicento”, come suggerito in catalogo, il dipinto incarna un corredo valoriale e simbolico di forza e indipendenza femminile che certo risuonava in modo particolarmente intenso e significativo per l’artista, che tornò infatti più volte sull’iconografia della regina d’Egitto.

Filippo Tarchiani, San Giovanni Battista. Courtesy Pandolfini
Filippo Tarchiani, San Giovanni Battista. Courtesy Pandolfini

La pittura del Seicento nei cataloghi di Pandolfini a Firenze 

Appartengono alla pittura religiosa e devozionale il Martirio di San Biagio del Maestro di Fontanarosa, con stime di €30.000-50.000, e, con gli stessi valori preasta, un inedito San Giovanni Battista, immerso in un paesaggio fluviale, di Filippo Tarchiani, protagonista del panorama pittorico del primo Seicento fiorentino. Si torna, invece, a temi più terreni con i Giocatori di carte in un interno dello Pseudo Salini (stima €30.000-50.000) e le due scene allegoriche dipinte da Francesco Corneliani (stima €40.000-60.000).

Angelo Morbelli, Pinetina a Santa Caterina. Courtesy Pandolfini
Angelo Morbelli, Pinetina a Santa Caterina. Courtesy Pandolfini

Zandomeneghi e Morbelli. I protagonisti dell’Ottocento in asta da Pandolfini

Spostandosi, poi, nella seconda sessione della giornata del 14 maggio, guida il catalogo di 42 lotti dedicato ai Dipinti del Secolo XIX Angelo Morbelli con un paesaggio montano inedito da decenni, per il pubblico e per il mercato: Pinetina di Santa Caterina del 1913. Presentato nello stesso anno alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino e, nel 1914, alla Società delle Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, questo “splendido esempio del divisionismo maturo di Morbelli”, si legge in catalogo, “non risulta essere mai più esposto in pubblico dopo la mostra della Permanente; credibile, quindi, che sia entrato in collezione privata proprio in quell’occasione”. Torna dunque solo ora visibile e arriva in asta con stime di €100.000-120.000.
Tra gli altri protagonisti si attende l’interesse di collezionisti e appassionati per i tre dipinti di Federico Zandomeneghi L’Attente (stima €85.000-100.000), Buste de femme drapée de velours (stima €60.000-80.000) e Pivonies blanches (stima €18.000-25.000), nonché per Circo equestre di Beppe Ciardi (stima €60.000-80.000) e per l’opera di Giovanni Boldini Natura morta con due fagiani (stima €80.000-100.000). 

Cristina Masturzo

L’articolo "Artemisia Gentileschi e Angelo Morbelli guidano le aste di maggio da Pandolfini a Firenze" è apparso per la prima volta su Artribune®.

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Da aprile sulle mura dell’edificio in Via Zaccherini Alvisi 11/2 a Bologna sono appesi centinaia di manifesti. Sembrano manifesti politici, li riconosciamo subito come tali, magari pensiamo che siano stati attacchinati per qualche campagna elettorale. Ma a guardarli bene non contengono simboli di partiti e movimenti, e le parole non hanno senso. È l’installazione AI Manifesta, progetto di Francesco D’Isa e Chiara Moresco a cura di Sineglossa e Fondazione Gramsci Emilia-Romagna e parte di un più ampio progetto della fondazione finanziato grazie al bando PNRR Tocc – Next Generation UE per la transizione digitale degli enti culturali e nell’ambito del bando ACCCADE promosso dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. AI Manifesta rielabora con un’intelligenza artificiale generativa una selezione di manifesti politici della banca dati online ad accesso libero Manifestipolitici.it (17 mila tra manifesti, volantini e cartoline dal 1850 a oggi) per realizzare un’indagine visiva sui codici e sui pattern iconografici della comunicazione politica. Per saperne di più, abbiamo contattato D’Isa e Moresco.

Come è stata realizzata con IA l’installazione AI Manifesta

“Abbiamo iniziato selezionando a mano un centinaio di manifesti con la grafica più incisiva dall’archivio Manifestipolitici.it della Fondazione Gramsci” ci hanno raccontato D’Isa e Moresco via e-mail. L’intelligenza artificiale, un modello pre-esistente, è stata usata per ricombinare gli elementi visivi dei poster scelti, raggruppati in piccoli gruppi di 5-10 immagini. D’Isa e Moresco prendevano il gruppo di immagini, lo usavano per fissare una tavolozza stilistica e chiedevano all’IA di realizzare genericamente “un manifesto”, in modo da mescolare l’iconografia dell’archivio con quello che l’IA pre-addestrata già collegava a questo prompt. I risultati ottenuti (migliaia) sono stati raggruppati isolando i temi ricorrenti, e poi per ognuno di questi temi sono stati scelti i manifesti più emblematici per arrivare a comporre la serie finale di 280 immagini.

AI Manifesta (Francesco D’Isa, Chiara Moresco, 2025) foto di Margerita Caprilli1 / 3
AI Manifesta (Francesco D’Isa, Chiara Moresco, 2025) foto di Margerita Caprilli
AI Manifesta (Francesco D’Isa, Chiara Moresco, 2025) foto di Margerita Caprilli2 / 3
AI Manifesta (Francesco D’Isa, Chiara Moresco, 2025) foto di Margerita Caprilli
AI Manifesta (Francesco D’Isa, Chiara Moresco, 2025) foto di Margerita Caprilli3 / 3
AI Manifesta (Francesco D’Isa, Chiara Moresco, 2025) foto di Margerita Caprilli
AI Manifesta (Francesco D’Isa, Chiara Moresco, 2025) foto di Margerita Caprilli
AI Manifesta (Francesco D’Isa, Chiara Moresco, 2025) foto di Margerita Caprilli
AI Manifesta (Francesco D’Isa, Chiara Moresco, 2025) foto di Margerita Caprilli

L’immaginario politico collettivo svelato dalla IA

“Dalle migliaia di immagini generate affiorava un vocabolario visivo stratificato ma stabile” hanno spiegato D’Isa e Moresco. “L’esperimento ha isolato il pathos, l’appello emotivo, spogliandolo degli altri due pilastri aristotelici della retorica. L’ethos (l’autorità di chi parla) sparisce perché non forniamo all’IA leader o sigle; il logos (la logica dell’argomentazione) cade per assenza di testi strutturati. Resta un puro dispositivo di attivazione emotiva: posture, colori identitari, slogan ridotti a ritmo tipografico.” Quello che emerge è un immaginario politico fatto di “mani alzate, bandiere al vento, volti frontali ripresi dal basso, campiture nette”, una grammatica della persuasione politica che in questa forma, spogliata dei singoli accidenti storici, diventa riconoscibile e quindi anche disinnescabile.

AI Manifesta (Francesco D’Isa, Chiara Moresco, 2025) foto di Margerita Caprilli, installation view
AI Manifesta (Francesco D’Isa, Chiara Moresco, 2025) foto di Margerita Caprilli, installation view

L’IA come strumento per la critica e lo studio

Ci viene in mente un’opera simile, Fastwalkers di Ilan Manouach (pubblicato in Italia da D Editore), 512 pagine di fumetto concettuale realizzato addestrando un’intelligenza artificiale su set di immagini dell’archivio online Danbooru, che raccoglie illustrazioni porno giapponesi o comunque legate a fumetto e illustrazione commerciali giapponesi, quello che in occidente viene chiamato hentai. “Fastwalkers è un esempio perfetto” hanno risposto D’Isa e Moresco. “Come il nostro progetto, dimostra che un modello generativo può assorbire un archivio gigantesco […] e restituire immagini che rendono visibili i cliché del genere. Privato del contesto narrativo, lo spettatore osserva la grammatica pura e capisce quanto sia profonda la loro presa sull’immaginario”. Ecco, quindi, che l’IA può diventare strumento di esplorazione di un dataset, di un archivio, attraverso quel “distant viewing” raccontato da Taylor Arnold e Lauren Tilton in Distant Viewing: Computational Exploration of Digital Images (The MIT Press, 2023). Cioè attraverso l’analisi non delle singole opere, ma di milioni di immagini, allo scopo di farne emergere i pattern, quelle regolarità che le IA riconoscono ma che passerebbero sennò inosservate. Fastwalkers e AI Manifesta sono esperimenti artistici, ma insomma suggeriscono anche nuovi approcci per la critica e lo studio delle arti.
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Matteo Lupetti
Libri consigliati:

Arte e intelligenza artificiale. Di Alice Barale e Cristiano Screm

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L’articolo "Sembrano manifesti politici ma è una installazione artistica. Il progetto AI Manifesta a Bologna" è apparso per la prima volta su Artribune®.

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Dopo l’introduzione dell’ingresso a pagamento anche nei musei statali italiani che ne erano sprovvisti – misura varata dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano – il 2023 aveva fatto registrare un record di incassi pari a oltre 313 milioni di euro (+34% rispetto al 2022), sostenuto anche da una significativa crescita delle presenze. I quasi 58 milioni di visitatori censiti nell’arco dell’anno inorgoglivano il Ministero della Cultura: “L’impegno a introdurre l’ingresso a pagamento per i nostri musei è stata una piccola rivoluzione del settore culturale italiano” spiegava il Direttore Generale Musei Massimo Osanna, analizzando i dati “E va di pari passo con l’adeguata valorizzazione del nostro patrimonio, perché prevedere un biglietto significa garantire risorse anche a quei piccoli musei che prima erano in difficoltà”.

Record di incassi e presenze nei musei italiani nel 2024

E per il 2024, il record di presenze e introiti nei musei e parchi archeologici statali dev’essere ulteriormente rivisto a rialzo. Stando ai dati elaborati dal Sistan, servizio di statistica del MiC istituito nel 1992, infatti, l’anno scorso gli ingressi nei luoghi della cultura hanno superato quota 60 milioni (60.850.091), con un incremento del 5,3% rispetto ai 57.730.502 biglietti staccati nel 2023. E gli incassi percepiti hanno raggiunto la somma di 382.004.344 euro, con una crescita del 23% rispetto ai 313.888.163 euro introitati nel 2023.
In particolare nei 299 istituti a pagamento sono stati 31.764.116 i visitatori paganti e 19.848.707 gli ingressi liberi, mentre nei 154 istituti gratuiti si sono registrate 9.217.268 presenze.

Parco archeologico di Pompei
Parco archeologico di Pompei

Il successo degli ingressi a pagamento

Utile per elaborare il dato è anche il monitoraggio dell’Osservatorio MidaTicket Big Data e Luoghi della Cultura (in questo caso anche privati), promosso da MidaTicket per indagare il comportamento culturale dei visitatori dei siti museali italiani: dall’analisi di 35.7 milioni di biglietti e oltre 1.5 miliardi di dati sui visitatori entrati nel biennio 2023-2024 in 204 luoghi della cultura pubblici e privati, presenti in 18 regioni italiane, è emerso che il 70% dei visitatori sono stranieri (in prevalenza Stati Uniti) e che sei italiani su dieci comprano ancora i biglietti sul posto, ma prediligono i pagamenti elettronici (73% sul totale). Soprattutto, nel 2023-2024, in Italia, prevalgono nettamente i visitatori paganti (73.6%): un dato dissimile rispetto alla media nazionale rilevata dall’ISTAT nel 2022 (60.25%), che conferma l’incremento continuato e progressivo degli introiti.
Ma, tornando all’analisi del Sistan, il dato sulle presenze si può scorporare anche in base alla tipologia di siti culturali scelti dai visitatori: nei musei statali gli ingressi sono stati 18.743.830, mentre ben 31.487.563 hanno preferito monumenti e aree archeologiche; 10.618.698 sono stati, invece, i visitatori dei circuiti museali.
Si consolida, dunque, la tendenza che premia il sistema museale italiano dopo la battuta d’arresto imposta dalla pandemia, con risultati che, per il secondo anno, raggiungono livelli precovid: “Si tratta del miglior risultato di sempre dei musei e dei parchi archeologici statali” sottolinea il Ministro della Cultura Alessandro Giuli “È il segno di quanto il Governo stia ben operando e di come la cultura e la bellezza italiane siano riconosciute e apprezzate nel mondo, generando in milioni di persone il desiderio di goderne appieno visitando il nostro Paese”.

I 30 musei più visitati del 2024. Dati Sistan
I 30 musei più visitati del 2024. Dati Sistan

I 30 musei d’Italia più visitati nel 2024

Ma quali sono i musei e i siti che si rivelano più attrattivi per i visitatori? Ancora una volta, è il Parco Archeologico del Colosseo, con il Palatino e il Foro Romano, a ottenere il primo piazzamento nella lista dei 30 pubblicata dal Sistan, che non presenta particolari sorprese rispetto all’anno precedente. Netto l’incremento dei visitatori, che passano dagli oltre 12 milioni del 2023 a quasi 15 milioni nel ’24. Seguono sul podio le Gallerie degli Uffizi e il Parco Archeologico di Pompei – rispettivamente oltre i 5 e i 4 milioni di ingressi – poi il Pantheon, entrato altissimo nel 2023 dopo l’introduzione del biglietto a pagamento, e comunque ancora in buonissima posizione. Per la Capitale si conferma anche il sesto posto di Castel Sant’Angelo, ma ottimi sono anche i risultati delle Ville tiburtine (9), Palazzo Venezia e Vittoriano (11) e Galleria Borghese (13). Mentre a Firenze crescono ancora i Musei del Bargello, dal dodicesimo al decimo piazzamento. A Milano, il sito più visitato è la Pinacoteca di Brera (14), che supera il Cenacolo Vinciano (16). A Napoli il MANN (15). Buone conferme anche per il Castello Miramare di Trieste (22) e per il Palazzo Ducale di Mantova (28). Tra i siti non direttamente dipendenti dal MiC, si confermano il Museo Egizio (7) e Venaria Reale (19) a Torino.
Livia Montagnoli

L’articolo "Nuovo record di incassi e presenze per i musei italiani nel 2024. Quali sono i più visitati?" è apparso per la prima volta su Artribune®.

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Ha decisamente un respiro museale la mostra su Man Ray che Tommaso Calabro ha allestito nella sede veneziana della sua galleria. Palazzo Donà Brusa in Campo San Polo, dopo aver ospitato una mostra di pittura emergente, diventa il contenitore di una selezionata antologia di assemblages, dipinti, gouaches e fotografie di uno degli artisti più eclettici del Novecento, confermando il doppio binario su cui si muove la programmazione espositiva della galleria, tra riattualizzazione del moderno e promozione del contemporaneo. 

Man Ray, installation view at Galleria Tommaso Calabro, Venezia, 2025. Photo Silvia Longhi. Courtesy Tommaso Calabro
Man Ray, installation view at Galleria Tommaso Calabro, Venezia, 2025. Photo Silvia Longhi. Courtesy Tommaso Calabro

Man Ray e il Novecento 

Pochi artisti hanno avuto il privilegio di vivere Parigi come Man Ray, al secolo Emmanuel Radnitzky (Philadelphia, 1890 – Parigi, 1976). Americano di origini russo-ebree, si stabilisce nella capitale francese seguendo una parabola inversa rispetto a quella del suo caro amico Marcel Duchamp, francese naturalizzato americano. Ma Duchamp fu solo uno dei tanti artisti e delle tante personalità che Man Ray ha incrociato durante la sua vita: da Gertrude Stein a Picasso, da James Joyce a Jean Coucteau, da Meret Oppenheim a Lee Miller, da Max Ernst ad André Breton. Nomi chiave delle avanguardie parigine del primo Novecento, con cui Man Ray ha un confronto attivo. Non per caso, quindi, si riconoscono nel suo lavoro suggestioni dadaiste e surrealiste, che rimangono – appunto – suggestioni. Il variegato corpus di Man Ray, infatti, si configura come una personale interpretazione del milieu parigino, più che come una adesione completa a quel movimento o a quell’altro. 

Man Ray, installation view at Galleria Tommaso Calabro, Venezia, 2025. Photo Silvia Longhi. Courtesy Tommaso Calabro
Man Ray, installation view at Galleria Tommaso Calabro, Venezia, 2025. Photo Silvia Longhi. Courtesy Tommaso Calabro

La mostra di Man Ray a Venezia 

Proprio questa varietà e questa simultaneità stilistica è ben veicolata dalle oltre quaranta opere in mostra alla Galleria Tommaso Calabro di Venezia. Tra i lavori storici, in versioni più tarde, non possiamo non menzionare la Venus restaurée (il busto una Venere Medici in gesso avvolta da una corda, che rilegge il nudo classico in chiave S&M) e l’Objet indestructible (un metronomo sul cui pendolo è incollata la fotografia di un occhio). Opere celeberrime, che tuttavia non eclissano quelle meno popolari, ben selezionate dalla galleria. Oltre ai più famosi Rayograph, vera e propria firma fotografica dell’artista, il salone centrale ospita ritratti e scatti di diversa origine, mentre nell’ambiente accanto trovano posto disegni e dipinti che testimoniano un’attività grafico-pittorica sicuramente più marginale ma non per questo di minor interesse. 

Man Ray, installation view at Galleria Tommaso Calabro, Venezia, 2025. Photo Silvia Longhi. Courtesy Tommaso Calabro1 / 4
Man Ray, installation view at Galleria Tommaso Calabro, Venezia, 2025. Photo Silvia Longhi. Courtesy Tommaso Calabro
Man Ray, installation view at Galleria Tommaso Calabro, Venezia, 2025. Photo Silvia Longhi. Courtesy Tommaso Calabro2 / 4
Man Ray, installation view at Galleria Tommaso Calabro, Venezia, 2025. Photo Silvia Longhi. Courtesy Tommaso Calabro
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Man Ray, installation view at Galleria Tommaso Calabro, Venezia, 2025. Photo Silvia Longhi. Courtesy Tommaso Calabro
Man Ray, installation view at Galleria Tommaso Calabro, Venezia, 2025. Photo Silvia Longhi. Courtesy Tommaso Calabro
Man Ray, installation view at Galleria Tommaso Calabro, Venezia, 2025. Photo Silvia Longhi. Courtesy Tommaso Calabro
Man Ray, installation view at Galleria Tommaso Calabro, Venezia, 2025. Photo Silvia Longhi. Courtesy Tommaso Calabro
Man Ray, installation view at Galleria Tommaso Calabro, Venezia, 2025. Photo Silvia Longhi. Courtesy Tommaso Calabro

Gli oggetti d’affezione di Man Ray 

Ma è a poca distanza da questa quadreria che si trova la vera chicca della mostra: un tavolo che, come una scrivania dell’impossibile, ospita alcuni esempi di quelli che la storia dell’arte conoscerà come “oggetti d’affezione”: collage e accostamenti di utensili di diversa provenienza, che trovano non nella logica, ma nell’analogia un modo di stare insieme. L’esempio più eminente è certamente Cadeau, un ferro da stiro impossibile da utilizzare perché chiodato, ma è un’altra opera ad attirare l’attenzione. Pêchage – un piccolo diorama composto da una scatola di legno dipinta, della bambagia e tre pesche finte – sottolinea anche l’inclinazione di Man Ray (ma anche di Duchamp e di molti altri artisti di quegli ambienti) per il gioco di parole, per il sovvertimento semantico, oltre che visivo: e così pêchage si rivela una crasi tra pêche (pesca) e paysage (paesaggio), senza dimenticare una certa assonanza con repêchage (ripescaggio, a suggerire l’atto di riutilizzo degli oggetti) e, soprattutto, con péché (peccato). Chissà che Man Ray non volesse inscatolare un succoso Giardino dell’Eden?  
Alberto Villa 
P.S. Mentre scrivevo queste righe avevo addosso l’insistente sguardo di un uomo che, seduto di fronte a me all’aeroporto di Parigi – Charles de Gaulle, era impegnato a gustarsi una pesca. Coincidenze non da poco. 
 
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Dalla conservazione del patrimonio artistico alla promozione dell’editoria indipendente, la non profit Archivorum – fondata nel 2019 dalla collezionista e imprenditrice Mia Rigo Saitta – mira a ridefinire il concetto stesso di archivio, concepito come strumento attivo di crescita sociale, educativa e intellettuale. E l’ultima iniziativa conferma ulteriormente le intenzioni del progetto: una biblioteca pensata per ricercatori, studenti, artisti e curatori che presenta una selezione di case editrici d’arte contemporanea indipendenti e di nicchia. 

Apre a Torino Archivorum Library

Archivorum Library è stata ufficialmente inaugurata l’11 aprile 2025 a Torino, nei locali sottostanti la Galleria Franco Noero, in Via Mottalciata 10/B. About Books, Dent de Leone, Écart Publications, Edition Patrick Frey, Edition Taube, Fitzcarraldo Editions, Gagarin, Kunst Instituut Melly (Witte De With Center For Contemporary Art), Loose Joints, MACULA Editions, Nero Publications, Onestar Press, Onomatopee, Primary Information, Spector Books, Sternberg Press, The Ice Plant, Torpedo Press, Valiz, Veneer Magazine, White Columns e Zavod P.A.R.A.S.I.T.E., sono solo alcuni degli editori presenti in quanto il progetto è in continua espansione. 

archivorum library galleria franco noero torino ph gabriele abruzzese Il nuovo spazio di Torino per la consultazione di preziosi libri d’artista l’ha aperto una non profit
Archivorum Library, Galleria Franco Noero, Torino. Ph. Gabriele Abruzzese

Archivorum Library: “Uno spazio vivo dove la cultura si muove”

“Uno spazio vivo dove la cultura si muove, le idee crescono e la conoscenza viene condivisa. Concepita come un luogo dedicato al libro d’artista, la biblioteca è un archivio vivo e pulsante, liberamente accessibile al pubblico per la consultazione. Esponendo la nostra crescente collezione di migliaia di libri d’arte di editori internazionali di nicchia, questo nuovo spazio amplierà la nostra visione di preservare le narrazioni degli artisti e di interagire con tutte le pratiche editoriali contemporanee. Se archiviare i libri d’artista è un modo di pensare a ciò che costituisce la memoria, il lavoro, il patrimonio e di dare tempo e spazio a diverse forme di conoscenza, una collezione è sempre viva e non può mai essere un luogo passivo”, dichiarano da Archivorum, che è fisicamente presente anche a Megève, Ginevra e Milano.

Le attività di Archivorum a Torino 

Tra le varie attività della non profit si segnala Archivorum x M, un’iniziativa che intende il libro come medium creativo e insieme oggetto quotidiano: ispirandosi alla visione di Mario Merz in Voglio fare subito un libro, questo progetto offre agli artisti completa libertà di forma, contenuto e formato per i propri libri. “Pubblicazioni come ‘The Pond Skater’ di Luis Lázaro Matos e ‘A-A’, B-B’ di Simon Starling hanno vinto rispettivamente il premio ‘The Most Beautiful Swiss Book’ nel 2021 e nel 2022. Questi riconoscimenti sottolineano il nostro impegno nel promuovere opere di notevole valore estetico e culturale”, concludono.
Caterina Angelucci 
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