Octubre 20, 2026

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Si conclude con una panoramica che raccoglie dieci stati extraeuropei il percorso di avvicinamento alle 19. Mostra Internazionale di Architettura, che per il 2025 riunisce complessivamente 66 partecipazioni nazionali, tra Giardini, Arsenale e nel centro storico di Venezia. Dopo Medio Oriente ed Europa, un’ultima overview di respiro globale in attesa delle prime immagine e impressioni dalla Laguna.

Repubblica dell’Uzbekistan – A Matter of Radiance

Heliocomplex Sun, field of heliostats, Tashkent, Uzbekistan, 2021, photo by Armin Linke, Courtesy of the Uzbekistan Art and Culture Development Foundation (ACDF)
Heliocomplex Sun, field of heliostats, Tashkent, Uzbekistan, 2021, photo by Armin Linke, Courtesy of the Uzbekistan Art and Culture Development Foundation (ACDF)

I curatori Ekaterina Golovatyuk e Giacomo Cantoni (dello studio GRACE) hanno scelto di concentrare il padiglione sull’eredità modernista dell’Uzbekistan, a partire da un esempio concreto: il Sun Institute of Material Science. Costruito nel 1987 vicino a Tashkent, fu uno degli ultimi grandi progetti scientifici dell’ex URSS. Dalle sue dimensioni estreme, in linea con le logiche del passato sovietico, agli eventi storici che ne hanno impedito l’ascesa come infrastruttura all’avanguardia, l’edificio “rivive” a Venezia attraverso una serie di frammenti, trasportati dall’Uzbekistan o ricostruiti ad hoc.
Curatori: GRACE (Ekaterina Golovatyuk, Giacomo Cantoni)
Sede: Arsenale

Giappone – In-Between

Perspective of Pilotis of the Japan Pavilion ©SUNAKI (Toshikatsu Kiuchi and Taichi Sunayama)
Perspective of Pilotis of the Japan Pavilion ©SUNAKI (Toshikatsu Kiuchi and Taichi Sunayama)

Pareti, percorsi, terrazza, pensilina, persino l’albero interno: l’intero padiglione giapponese, incluse le presenze umane che lo attraversano e i professionisti scelti per la Biennale Architettura 2025, divengono parte di un esperimento finalizzato a generare una situazione di scambio, tra reale e immaginario. A ispirarla è il concetto nipponico di “ma”, che si riferisce a un intervallo, a uno “spazio-tempo intermedio”.
Curatori: Jun Aoki
Sede: Giardini

Repubblica di Corea – Little Toad, Little Toad: Unbuilding Pavilion

Padiglione Centrale, Giardini. - Courtesy La Biennale di Venezia
Padiglione Centrale, Giardini. – Courtesy La Biennale di Venezia

Prendendo in prestito una canzone popolare coreana per bambini, il cui testo è ricco di riferimenti alla casa e al rifugio, il padiglione celebra il proprio trentennale con una forma di indagine introspettiva. Riesamina sé stesso e ripercorre la sua storia con una narrazione affidata nientemeno che a un rospo: simbolo di trasformazione e rigenerazione per molte culture, prova a immaginare anche i futuri scenari anche per la Biennale.
Curatori: CAC (Dahyoung Chung, Heejung Kim, SungkyuJung)
Sede: Giardini

Cina – Co-Exist

Ma Yansong, Pavilion of China. Chinese Paper Umbrella, rendering
Ma Yansong, Pavilion of China. Chinese Paper Umbrella, rendering

Umanità e natura devono essere il fulcro della nuova era. Lo sostiene l’architetto cinese Ma Yansong, tra i più affermati progettisti del grande Paese asiatico nonché fondatore dello studio MAD Architects: è lui il curatore del padiglione nazionale. In CO-EXIST dieci opere esplorano l’interazione tra la filosofia tradizionale cinese e la rapida evoluzione della tecnologia contemporanea, sullo sfondo di un territorio vastissimo reduce da quattro decenni di urbanizzazione senza precedenti.
Curatori: Ma Yansong
Sede: Arsenale – Magazzino delle Cisterne, Castello 2169/F

Uruguay – 53,86% Uruguay, País Agua

53,86% Uruguay, país agua. Image by SEI FONG Studio
53,86% Uruguay, país agua. Image by SEI FONG Studio

L’acqua come risorsa e, soprattutto, come struttura chiave per la cultura, l’economia e la geopolitica contemporanea: questo il punto di partenza del padiglione del paese sudamericano, che sollecita un cambio di paradigma nella progettazione delle città, affinché si pongano in sintonia con i cicli naturali di questo fondamentale elemento.
Curatori: Katia Sei Fong, Ken Sei Fong, Luis Sei Fong
Sede: Giardini

USA – Porch: An Architecture of Generosity 

"PORCH" Exterior: New porch, canopy, seating, and activities in the courtyard of the U.S. Pavilion lookingsoutheast towards the Nordic and Danish Pavilions. Rendering by Luxigon. Courtesy the Co-Commissioners of the U.S. Pavilion
“PORCH” Exterior: New porch, canopy, seating, and activities in the courtyard of the U.S. Pavilion lookingsoutheast towards the Nordic and Danish Pavilions. Rendering by Luxigon. Courtesy the Co-Commissioners of the U.S. Pavilion

Riunendo i contributi di un’open call nazionale, il primo padiglione della seconda presidenza Trump espone installazioni che ragionano, reinterpretandolo, sull’archetipo architettonico del portico, sottolineandone le valenze a livello sociale e climatico, nonché il ruolo di confine tra natura e architettura.
Curatori: Peter MacKeith, Fay Jones School of Architecture and Design, University of Arkansas
Sede: Giardini

Canada – Picoplanktonics

Robotic biofabrication platform, ETH Zurich, 2024. Photo: Beda Schmid
Robotic biofabrication platform, ETH Zurich, 2024. Photo: Beda Schmid

Anziché sfruttare il pianeta, possiamo iniziare a ripararlo per garantire una speranza di sopravvivenza alla specie umana? Il padiglione canadese spinge a riconsiderare una particolare specie di cianobatteri marini (picoplancton), che fu tra le prime forme di vita sulla Terra. Perché? Possiede, infatti, la (cruciale) capacità di ridurre l’anidride carbonica atmosferica.
Curatori: Living Room Collective (Andrea Shin Ling, Nicholas Hoban, Vincent Hui, Clayton Lee)
Sede: Giardini

Argentina – Siestario

Overview Arsenale. Photo by Andrea Avezzù - Courtesy La Biennale di Venezia
Overview Arsenale. Photo Andrea Avezzù – Courtesy La Biennale di Venezia

Ampiamente impiegato nelle campagne argentine come copertura temporanea, ma anche nelle piscine estive o per offrire riparo agli animali, a Venezia il silobag sovverte le sue origini industriali e ribalta la reputazione di opera di ingegno locale per svelare “potenzialità architettoniche”. Diventa, infatti, spazio di relax e contemplazione collettiva, in cui fermarsi, riposare, sognare.
Curatori: Juan Manuel Pachué, Marco Zampieron
Sede: Arsenale

Azerbaigian – Equilibrium. Patterns of Azerbaijian 

Zangilan Mosque. Credits Adil Yusifov
Zangilan Mosque. Credits Adil Yusifov

Per il suo esordio alla Biennale Architettura di Venezia, l’Azerbaigian presenta progetti dell’Azerbaijan Development Company (ADEC), di Simmetrico Architettura e Adalat Mammadov accomunati dal perseguire il principio Rigenerare. Innovare. Preservare. Un focus sulla rigenerazione, poiché secondo la curatrice “preservando al contempo il patrimonio culturale, ogni opera enfatizza l’importanza della solidarietà e della fiducia tra le gens (persone) come motori vitali per l’efficacia di qualsiasi forma di intelligenza.”
Curatori: Nigar Gardashkhanova
Sede: Castello 2127/A (vicino all’Arsenale)

Repubblica del Togo – Uno sguardo sul patrimonio architettonico del Togo

Studio NEiDA copyright photo Wody Yawo
Studio NEiDA copyright photo Wody Yawo

Debutto anche per il Togo, che nel palcoscenico internazionale offerto dalla Biennale porta in scena le traiettorie architettoniche interne, concentrandosi sui temi della conservazione e della trasformazione a cavallo tra il XIX e il XX Secolo.
Curatori: Jeanne Autran-Edorh, Fabiola Büchele (Studio NEiDA)
Sede: Squero Castello, Salizada Streta, Castello 368
Valentina Silvestrini

L’articolo "Dieci padiglioni extraeuropei da seguire alla Biennale Architettura 2025" è apparso per la prima volta su Artribune®.

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Che il mondo della cultura non versi in acque tranquille è cosa risaputa, ma ci sono luoghi in cui le difficoltà sembrano moltiplicarsi a causa delle contingenze. Sono un esempio di ciò due realtà romane parallele, ma con alcuni punti critici in comune: parliamo del MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia e del Museo delle periferie. Le loro vicende sono state narrate e documentate da Antonio Di Domenico nel film Museocracy.

Museocracy: l’indagine del documentario

“Le vicende del MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia, occupazione abitativa in cima alla lista degli sgomberi della Prefettura, si intrecciano con quelle del neonato Museo delle periferie alla ricerca di una sede nel quartiere di Tor Bella Monaca”, spiega la sinossi ufficiale del film.
“Due musei che lottano per non sparire con il loro portato di utopia: il primo impegnato a proteggere la comunità di migranti e precari provenienti da tutto il mondo che ha trovato casa in un salumificio dismesso, il secondo deciso a realizzare il primo museo di Roma Capitale fuori del Grande Raccordo Anulare”.
E prosegue: “Una storia a tratti rocambolesca, che attraversa l’emergenza Covid e due giunte capitoline e che ha per protagonista Giorgio de Finis, già direttore del MACRO nella versione “asilo”, inventore di musei abitati e dispositivi artistici relazionali nati per realizzare una città diversa: la città di tutti”. 

La presentazione in anteprima a IPER Festival delle Periferie 2025

Lo stesso Giorgio de Finis, Ascanio Celestini, Pablo Echaurren, Antonio Rezza, Flavia Mastrella e Zerocalcare hanno animato il dibattito seguito alla presentazione in anteprima di Museocracy, avvenuta lo scorso 2 maggio 2025 alla Casa del Cinema di Roma.
L’evento, ad ingresso gratuito, è stato inserito nel programma di IPER Festival delle Periferie 2025, giunto alla sua quarta edizione. Dal titolo Urbs et orbis. Roma e le altre: città allo specchio, la rassegna diffusa ha posto al centro del programma la Capitale “e le sue trasformazioni, quelle che riguardano il centro come quelle che interessano la città ai margini”.
La presentazione del documentario di Di Domenico, si inserisce nel programma mensile del Festival, organizzato e prodotto dal Museo delle periferie – Azienda Speciale Palaexpo, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, dal 2 al 28 maggio.

Il MAAM e il Museo delle Periferie di Roma

Tobia Zevi, Assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale ha recentemente annunciato che accanto al MAAM, saranno realizzati 144 alloggi popolari, grazie ad un progetto di rigenerazione urbana.
Il progetto Museo delle Periferie, ideato e curato da Giorgio De Finis, è in fase di realizzazione e sono state previste anche nuove aule studio, avendo sempre al centro l’idea che il quartiere di Tor Bella Monaca vada considerato “un vettore di innovazione di grande valore”.
Roberta Pisa

L’articolo "Museocracy: il documentario dedicato a MAAM e Museo delle Periferie di Roma" è apparso per la prima volta su Artribune®.

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In questi giorni vi stiamo raccontando i Padiglioni più interessanti da visitare in occasione della 19. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, in programma dall’8 maggio al 23 novembre 2025. Tra Giardini, Arsenale e sedi varie sparse per la Laguna, la settimana veneziana dedicata al meglio dell’architettura mondiale prevede anche eventi e mostre legate concettualmente alla rassegna e non solo.
Per farvi orientare nella miriade di appuntamenti che si susseguiranno in questi giorni di apertura della Biennale, noi di Artribune abbiamo come sempre preparato l’Agendissima, la puntuale guida da stampare e tenere in tasca, o su smartphone o tablet. Eccola.
SCARICA L’AGENDISSIMA DI ARTRIBUNE

L’articolo "L’Agendissima di Artribune in occasione della Biennale Architettura 2025. La guida completa agli eventi da scaricare e stampare" è apparso per la prima volta su Artribune®.

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Jamie Foxx testimonio
El actor Jamie Foxx agradeció a Dios y al poder de la oración por salvarle la vida después de que fue hospitalizado el año pasado debido a un derrame cerebral que lo dejaron en coma por un período de 20 días.

En su reciente especial de Netflix, "Jamie Foxx: What Had Happened Was..." lanzado el 10 de diciembre, el actor de 56 años reveló por primera vez que sufrió "una hemorragia cerebral que le provocó un derrame cerebral".

Foxx dijo que no habría sobrevivido a la terrible experiencia sin su familia, incluidas sus hijas, Corinne Foxx y Anelise Bishop, y su hermana, Deidra Dixon.

"Es un misterio", dijo. "Todavía no sabemos exactamente qué me pasó. Lo único que puedo decirles es que agradezco cada oración porque necesitaba cada oración".

Dijo que el 11 de abril de 2023 comenzó a sentir un fuerte dolor de cabeza y le pidió una aspirina a un amigo. En ese momento, estaba trabajando en la película "Back in Action" junto a Glenn Close y Cameron Diaz.

"Antes de poder conseguir la aspirina, salí", dijo. "No recuerdo que pasaran 20 días".

Foxx agradeció a su hermana, de quien dijo que "medía 1,50 metros y estaba llena de puro amor", por llevarlo por Atlanta para encontrar un hospital. 

"Lo interesante fue que mientras conducía, no sabía nada sobre el Hospital Piedmont, pero tenía la corazonada de que algunos ángeles la enviaban", dijo Foxx. "Porque dijo que eso era lo que íbamos a necesitar".

Un "doctor genial" con una camiseta de Los Angeles Lakers le dijo a la hermana de Foxx que "estaba teniendo una hemorragia cerebral que le había provocado un derrame cerebral, y si no entro en su cabeza ahora mismo, lo vamos a perder".

"Y (Dixon) respondió y dijo: 'Puedes entrar en su cabeza, pero no encontrarás nada, porque ya hablé con Dios'".

El actor reveló que fuera del quirófano, su hermana y sus hijas "lo aguantaron". Su hermana, dijo, rezó de rodillas todo el tiempo, mientras que Corinne se negó a dejar que nadie más visitara a Foxx ya que no quería que nadie lo viera hospitalizado. 

"La vida no pasa por delante de tu rostro", dijo. "Es una sensación de paz extraña. Lo digo todo el tiempo: vi el túnel, no vi la luz".

Reveló que los médicos le dieron "todos los medicamentos", pero que no "funcionaban".

Mientras estaba en coma, su hija Anelise comenzó a tocarle la guitarra. Foxx dijo que sus signos vitales comenzaron a mejorar milagrosamente. 

"Mis signos vitales están tan mal que me van a perder. Fue entonces cuando ocurrió un milagro, y ese milagro se manifestó a través de mi hija menor. Tiene 14 años. No quería que me viera así, pero se coló en mi habitación del hospital con mi guitarra. 'Sé lo que necesita mi papá'", explicó Foxx.

"Cuando ella tocaba, mis signos vitales... bajaron... Era Dios en esa guitarra. Un desfibrilador espiritual".

La primera actualización de Foxx después de su susto médico llegó en julio de 2023, cuando habló sobre su hospitalización en un emotivo video de Instagram . 

"No puedo siquiera empezar a contarles lo lejos que me llevó y cómo me trajo de vuelta", dijo en el video. "Pasé por algo que pensé que nunca pasaría. Sé que muchas personas estaban esperando o queriendo escuchar novedades. Pero para ser honesto con ustedes, simplemente no quería que me vieran así".

Compartió otra actualización en Instagram un mes después.

"Estás viendo a un hombre que está agradecido... que finalmente comienza a sentirse como yo mismo... ha sido un viaje oscuro e inesperado... pero puedo ver la luz", escribió.

Foxx reflexionó sobre su estancia en rehabilitación en Chicago. Cuando se despertó a principios de mayo, estaba en silla de ruedas y al principio no podía caminar.

"Agradezco todos los buenos deseos, Atlanta. No puedo agradecerles lo suficiente al mundo", dijo. "Incluso cuando veo gente en la calle que baja la ventanilla y grita: 'Hombre, nos alegra que estés aquí', cuando miro hacia afuera y veo a mi familia y a mis amigos, no puedo expresar lo bien que me siento... Es increíble".

En una entrevista de 2019 con The Christian Post, Foxx habló sobre su fe. Dijo que, al crecer en Texas, asistía a la iglesia los domingos y varios días más de la semana, y que era simplemente una forma de vida. Todos los domingos tocaba el piano en la iglesia y ayudaba a la congregación en el culto. 

"Crecí en la iglesia. Quiero decir, en la iglesia, todos los días. Iglesia, iglesia, iglesia, iglesia", dijo el actor ganador del Oscar. 

Foxx reveló que su abuela, una mujer devota que insistía en que su nieto memorizara la Biblia, fue quien le enseñó a ser amable con los demás y a mostrar compasión, incluso con aquellos con los que no estaba de acuerdo. 

"Mi abuela, que crió a nuestra ciudad, se aseguró de que yo comprendiera los libros de la Biblia: Génesis, Éxodo, etc.", dijo. "[Y] me explicó [el] paraguas del cristianismo".

Foxx contó que un domingo el pastor predicó desde el púlpito que quienes sienten atracción por personas del mismo sexo no deben ser amados "porque Dios creó a Adán y Eva, no a Adán y Steve", recordó Foxx. En ese momento, su abuela se puso de pie y le respondió: "Deja de hacer eso. Dios también creó a los mariquitas".

"Nunca entendí lo que eso significaba", dijo Foxx. "Cuando fui mayor, le pregunté a mi abuela qué quería decir. Ella dijo: 'Yo dirijo una guardería. Hay niños pequeños que juegan con soldados, mientras que otros niños pequeños juegan con muñecas. Pero yo tenía que cuidarlos y orar por ellos, y hacerles saber que estaba abriendo el paraguas del cristianismo, lo que significaba que todos aquí en el planeta, si su religión es realmente real, deberían poder estar bajo ese paraguas. Sin embargo, seremos más santos que tú el domingo y luego el lunes, volveremos a sostener ese paraguas solo para estar debajo de él'".

Foxx dijo que espera que un día, la mentalidad del "cristianismo paraguas" se aplique a todas las razas, donde personas de todas las tribus, lenguas y naciones adoren juntas bajo el mismo techo. 

"Siempre he tenido esta visión y la he llevado a cabo en ciertas ocasiones, cuando la gente viene a mi casa y tenemos una iglesia en mi casa, que no se muestra en la televisión ni nada parecido. Pero mi idea es que en un momento determinado, la iglesia negra, la iglesia blanca, la hispana, todos vayan a la iglesia juntos", dijo a CP. 

"Creo que cuando esa misma religión, que se supone que nos lleva a un lugar hermoso, se convierte en una herramienta para dividir, es ahí donde la gente queda en cierto modo [desilusionada]", dijo. 

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Personas usando celulares
Un pastor cree que la “práctica espiritual más descuidada en el mundo moderno” es el ayuno. Actualmente advierte sobre la necesidad de un ayuno digital para mejorar la calidad de vida. "Los teléfonos móviles puede afectar a las personas e impactar negativamente en la relación con Dios", dijo.

Darren Whitehead, pastor principal de City Church en Nashville, Tennessee, ha publicado el libro “El ayuno digital: 40 días para desintoxicar tu mente y recuperar lo que más importa”, en el que aborda la necesidad de aplicar los principios del ayuno al consumo digital.

Según el pastor, los teléfonos inteligentes “están teniendo un impacto enorme, particularmente en los adolescentes, y están destruyendo su autoestima, robando su atención y atrofiando su crecimiento social”. 

En una entrevista reciente con CBN News, Darren destacó el ayuno de 40 días de Jesús antes de comenzar su ministerio y dijo que su iglesia comienza cada año con un ayuno.

“Ayudo a las personas a participar en un ayuno de comida varias veces al año o de manera regular”, dijo Darren. 

“Nosotros, como iglesia, tomamos los primeros 21 días del año y alentamos a los miembros a tener un tiempo de oración y ayuno”, agregó.

En cuanto a la creencia de que el ayuno puede ser más necesario que nunca, Darren reflexionó sobre el estado actual de la cultura y explicó que hoy en día las personas somos “capaces de satisfacer todos nuestros apetitos en cualquier momento, y ese no siempre fue el caso”.

Aunque el ayuno suele asociarse con la comida, el pastor anima a la gente a mirar más de cerca la tecnología.

“La razón por la que quise hacer un ayuno digital es porque usamos los alimentos de manera similar”, dijo. 

“A menudo recurrimos a la comida cuando nos sentimos ansiosos, cuando tenemos miedo de algo o cuando sentimos vergüenza por algo”, añadió.

Por eso, Darren cree que la tecnología a menudo se considera una forma de escape:

“En los últimos 15 años aproximadamente ha ocurrido algo en la sociedad: en lugar de recurrir a la comida, recurrimos a nuestros teléfonos móviles”. 

Continuó: “Y cuando sientas una sensación desagradable, como ansiedad, miedo o vergüenza, puedes simplemente desbloquear tu teléfono, sin siquiera darte cuenta conscientemente de que lo estás haciendo”.

“Y puedes empezar a mirar videos en Instagram y olvidarte de los sentimientos y de repente, 45 minutos después, dices: '¿Qué estoy haciendo con mi vida viendo estos videos estúpidos?'”, agregó.

Si bien puede parecer entretenimiento, Darren dijo que puede afectar a las personas y las relaciones. Además, el pastor advirtió que la obsesión con la tecnología también puede impactar negativamente las relaciones con Dios.

“Si se elimina todo el ‘tiempo libre’ de nuestras vidas, entonces no podremos estar quietos y escuchar la voz del Espíritu Santo para prestar atención a lo que Dios quiere que prestemos atención”, dijo.

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Pacifico Comunicaciones

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