Octubre 21, 2026

Noticias

Inicio desactivadoInicio desactivadoInicio desactivadoInicio desactivadoInicio desactivado

image

È dedicata al grande fotoreporter ligure la mostra Gianni Berengo Gardin. Fotografo, progetto di punta degli eventi collaterali realizzati nell’ambito della III edizione del Concorso Internazionale di Fotografia di Latina. Il percorso espositivo, a cura di Alessandra Mauro e Suleima Autore e visibile dall’8 al 25 maggio 2025, prende forma nel Museo civico Duilio Cambellotti, nell’ex Opera Nazionale Balilla in Piazza San Marco a Latina.

La mostra di Gianni Berengo Gardin al Museo Duilio Cambellotti di Latina

Il percorso espositivo animerà gli spazi del museo – nato nel 2005 e dedicato a Cambellotti, di cui raccoglie un corpus di opere tra sculture, disegni, tempere, xilografie, ceramiche e libri – riunendo una selezione di opere più o meno famose di Gianni Berengo Gardin: partendo dalla Venezia delle prime immagini si arriva alla Milano dell’industria. Si passerà poi alla sfera socio-culturale, con scatti che indagano e immortalano intellettuali e lotte operaie, spazi di lavoro e domestici, per poi concludere con fotografie di ospedali psichiatrici, dell’universo della comunità rom, di borghi e grandi città metropolitane. 

Ritratto di Gianni Berengo Gardin © Luca Nizzoli Toetti
Ritratto di Gianni Berengo Gardin © Luca Nizzoli Toetti

Gianni Berengo Gardin: la carriera

Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, Gianni Berengo Gardin si è dedicato alla fotografia di reportage, d’indagine sociale, di architettura e di descrizione ambientale. Nel corso della sua lunga carriera il fotografo ha collaborato con le principali testate italiane ed estere, pubblicando più di 260 volumi fotografici. Nel 1972 la rivista Modern Photography lo annovera tra i 32 World’s Top Photographers, mentre nella Storia della fotografia italiana (Laterza, Roma-Bari 1987) Italo Zannier lo definisce “il fotografo più ragguardevole del dopoguerra”. 

Gianni Berengo Gardin: le mostre

Ad oggi, sono state dedicate a Berengo Gardin oltre 360 mostre personali in Italia e all’estero: da Colonia a Montreal, da Venezia a New York, fino alle più recenti al Palazzo delle Esposizioni e al Maxxi di Roma, e ancora a Milano e Venezia. Numerosi i premi e i riconoscimenti, tra cui il parigino Premio Brassaï e il prestigioso Lucie Award alla carriera, già assegnato tra gli altri a Henri Cartier-Bresson, William Klein ed Elliott Erwitt.
Redazione

L’articolo "A Latina è in arrivo una grande mostra del fotografo Gianni Berengo Gardin" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Leer más

Inicio desactivadoInicio desactivadoInicio desactivadoInicio desactivadoInicio desactivado

image

Uno dei tic più singolari, e a modo suo tragicomico, del sistema dell’arte odierno è la sua totale incapacità di uscire dai binari della propria auto-interpretazione.
Quasi tutti gli attori sono talmente incastrati dentro il proprio ruolo, e il modo in cui questo ruolo si addentella con gli altri ruoli e funzioni, ‘gira’ con essi, che non è praticamente consentito fare un ragionamento, ma solo ripetere mantra aziendalisti. Così, basta anche solo pronunciare la parola oligarchia – qualcosa che è peraltro così ovvio da essere sotto gli occhi di tutti ogni giorno e a ogni livello – che subito si assiste a grandi salti sulle sedie, più o meno metaforici.

La relazione con la critica d’arte

Il mondo dell’arte si è talmente irrigidito da essere giunto di fatto a espellere non solo la critica e la critica dell’arte, ma anche ogni discorso critico su se stesso, ogni discorso cioè che si discosti dai comunicati stampa, dalle versioni ufficiali proiettate verso l’esterno, dall’interpretazione cioè tutta interna che esso si auto-impone. Dunque, qualsiasi sguardo che venda da un altro punto, da un’altra posizione o angolazione, viene automaticamente percepito come una minaccia. (Viene da chiedersi a questo punto come sia possibile anche solo immaginare che possano emergere opere brillanti all’interno di un regime di controllo così esasperato.)
E perché avviene questo? Perché, a differenza forse delle altre oligarchie che in questo momento storico hanno preso la scena e la occupano con baldanza e prepotenza, qui nel recinto si vuole ancora salvaguardare le apparenze. Si desidera il più possibile dimostrare di essere inclusivi – misteriosamente, va detto, dal momento che questo desiderio viene espresso da uno dei sistemi in assoluto più esclusivi che esistano.

Inclusione ed esclusione sociale nel mondo dell’arte

L’esclusività, l’esclusione funzionano all’interno di precise dinamiche di potere, economiche, relazionali, e regolano i rapporti (pressoché nulli) di questo interno con l’esterno – la realtà. Solo che l’arte, per sua precisa natura – per delle caratteristiche e dimensioni strutturali, per così dire – non può proprio comportarsi come le altre oligarchie politiche, industriali, comunicative – cioè arrivare al punto di fregarsene altamente di tutto quanto, di tutto il resto (tutto quanto e tutto il resto essendo: la cultura, la storia dell’arte, la critica, il ruolo dell’opera, i meccanismi di validazione, ecc. ecc.) e di dire, come il Marchese del Grillo, “io sò io, e voi non siete un c…”.
Non può (ancora), perché appunto l’arte – in attesa magari di essere definitivamente sostituita da una materia più docile, più malleabile, più efficiente, come già da parecchi punti di vista sembra stia accadendo… – conserva qualche rimasuglio e qualche scoria di imprevedibilità, di rozzezza, di maleducazione, di ambiguità. Di resistenza.

Jacopo Benassi, Sàlvati Salvàti, 2024, installation view at Galleria Francesca Minini. Photo Andrea Rossetti
Jacopo Benassi, Sàlvati Salvàti, 2024, installation view at Galleria Francesca Minini. Photo Andrea Rossetti

Opere d’arte e resistenza

Questo quid di resistenza consiste proprio nel particolare ‘tono’ che a volte l’arte riesce ad assumere: l’essere cioè infinitamente sfuggente, faticosa e difficoltosa da sistemare, da mettere al suo posto; l’essere insopportabilmente inefficiente, il non servire a uno scopo specifico (comunicativo, politico, mercantile); il sapersi trovare in un posto nuovo, insospettabile, che non è la casella dove gli altri magari volevano infilarla; il non rispettare quindi le gerarchie e gli ordini di scuderia.
L’arte, dunque, in special modo quella più raffinata e sofisticata, sa essere molto stupida. “Stupida” secondo gli standard odierni, che non segue cioè le indicazioni che le converrebbero maggiormente da un punto di vista materiale. Voglio dire che l’arte migliore, oggi (ma anche ieri) è probabilmente quella che invece di parlare la lingua più comune e diffusa, quella del successo e che tendenzialmente garantisce con buona approssimazione il successo, si sforza ogni giorno di costruire il proprio linguaggio – sbagliato, sbilenco, difettoso, sbagliato, a tratti incomprensibile – per il semplice motivo che non saprebbe parlarne un altro – soprattutto quell’altro.

Il linguaggio dell’arte contemporanea

Lo sforzo, dunque, dovrebbe consistere nel cominciare a non pretendere che anche l’arte, come tutti gli altri territori dell’attività umana, si adegui a quell’altro linguaggio (materialista, aziendalista, efficiente), ma nel coltivare quello che le appartiene e che in fondo le è sempre appartenuto. Quel linguaggio è unico, è solo dell’arte – ed è anche il solo in grado di costruire altri modi di pensare, di leggere il mondo, e anche di immaginarlo.
Christian Caliandro
Libri consigliati:

ACQUISTA QUI il libro L'arte rotta di Christian Caliandro

(Grazie all’affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti) 

Gli episodi precedenti

200

Il presente contiene già le contraddizioni del domani? Il pensiero critico e lo stato dell’arte

di Fabrizio Ajello
199

Le opere d’arte e il pensiero critico. Contro la dittatura del bipensiero

di Christian Caliandro
198

Un atteggiamento antinostalgico è l’unica forma di resistenza. Anche nelle opere d’arte

di Christian Caliandro
197

La funzione dell’arte e degli intellettuali nel presente oscurato dalla guerra

di Christian Caliandro
196

La nostalgia come lubrificante sociale e culturale e la paura del futuro

di Christian Caliandro
195

Perché la disabitudine al pensiero critico deriva (anche) da opere monodimensionali

di Christian Caliandro
194

Il rasoio di Vance. Realtà e finzione nella società postmoderna dopo l’incontro Zelensky-Trump

di Christian Caliandro
193

Presente, passato, politica e futuro. La lezione di Orwell, Dick e Vonnegut

di Christian Caliandro
192

Se la nostalgia pervade anche la dimensione del presente e le opere d’arte contemporanea

di Christian Caliandro
191

Cosa c’entra la nostalgia (anche nelle opere d’arte) con l’immaginario ipnocratico di Trump

di Christian Caliandro
190

Nostalgia del futuro e presente continuo nella dimensione politica e culturale

di Christian Caliandro
189

L’immaginario di Donald Trump, l’oro del West e l’atmosfera da revival dopo l’insediamento

di Christian Caliandro
188

40 anni fa la mostra ‘Viaggio in Italia’ cambiava l’immaginario. Oggi ripubblicato il libro

di Christian Caliandro
187

Un nuovo anno è appena cominciato. Buoni propositi per le opere d’arte contemporanea

di Christian Caliandro
186

Come si rilegge e si trasforma la storia dell’arte contemporanea oggi?

di Christian Caliandro
185

L’opera d’arte nell’era del post-capitalismo. Tra finta protesta e moralismo a buon mercato

di Christian Caliandro
184

Il nostro mondo. Per capire il presente bisogna ascoltare le opere d’arte silenziose

di Christian Caliandro
183

L’opera d’arte del presente deve restare al suo posto: la banana di Cattelan lo dimostra

di Christian Caliandro
182

Il tempo come oggetto di consumo: la nostalgia nella cultura è una forma di estrazione capitalista

di Christian Caliandro
181

Immaginare il futuro. L’opera d’arte come cura

di Christian Caliandro
180

Perché il sistema dell’arte è così impermeabile? 

di Christian Caliandro
179

Il tempo del presente è virtualizzato. Anche nel pensiero culturale

di Christian Caliandro
178

Il nuovo album dei Cure è una riflessione sul tempo e sull’opera d’arte

di Christian Caliandro
177

Arte e politica. Perché il mondo della cultura si è disimpegnato?

di Christian Caliandro
176

Se l’immaginario della protesta politica guarda pericolosamente al passato

di Christian Caliandro
175

Arte e politica: gli artisti e le opere hanno paura della storia dell’arte

di Christian Caliandro
174

Arte e politica oggi. Senza la spinta utopica delle avanguardie non c’è ribellione

di Christian Caliandro
173

Estremi e centro in politica e in arte. La riduzione è la regola fondamentale

di Christian Caliandro
172

Consigli per ricominciare la stagione: la trilogia del tempo di Christopher Nolan

di Christian Caliandro
171

Come mantenere vive le opere d’arte e gli artisti? I casi di Kim Gordon e dei Melvins

di Christian Caliandro
170

Elegia americana, ovvero della politica impolitica. J.D. Vance, Trump e il film di Ron Howard

di Christian Caliandro
169

Se anche l’opera d’arte non comunica ed è allegramente inutile

di Christian Caliandro
168

Cose da rivedere in estate? La “trilogia del tempo” di Sergio Leone

di Christian Caliandro
167

Opera d’arte senza forma. Il caso del pittore Louis Fratino

di Christian Caliandro
166

Il contenutismo disinnesca il contenuto. La distanza tra politiche culturali e arte

di Christian Caliandro
165

Che cos’è un capolavoro. Sul Padiglione Germania alla Biennale

di Christian Caliandro
164

Una ninna nanna che si chiama arte. Sulla relazione tra arte e politica

di Christian Caliandro
163

Il contenutismo nelle opere d’arte è una forma di fuga dalla realtà

di Christian Caliandro
162

L’arte contemporanea deve guardare al futuro 

di Christian Caliandro
161

La narrazione di cosa è nuovo ha abbandonato il campo dell’arte, in favore di tecnologia e scienza

di Christian Caliandro
160

Spazi di apparenza. Un’opera d’arte può essere politica anche se non sembra

di Christian Caliandro
159

Sperimentare una vita possibile oltre la contingenza. Le opere d’arte e il concetto di giustizia

di Christian Caliandro
158

Nel ventre della balena. Perché l’arte non riesce a dare risposte sensate al buio del presente

di Christian Caliandro
157

La bellezza bene-rifugio dell’arte del presente. Fenomenologia di una regressione culturale

di Christian Caliandro
156

La minaccia della bellezza. Storia decorativa e patrimonialista di questo termine

di Christian Caliandro
155

L’amichettismo, lo spoil system e la tendenza dell’Italia a non essere contemporanea

di Christian Caliandro
154

Da Masha Gessen a Candice Breitz, il dibattito su arte e politica si fa incandescente in Germania

di Christian Caliandro
153

È necessario parlare ancora del caso delle dimissioni alla mostra documenta

di Christian Caliandro
152

La faccenda delle dimissioni del comitato di documenta: contro l’unilateralità dello sguardo

di Christian Caliandro
151

Un’opera d’arte non ha bisogno di un messaggio da comunicare. È un segreto da decifrare

di Christian Caliandro
150

Ecco perché il critico d’arte non dovrebbe far comunella con gli artisti

di Pericle Guaglianone
149

L’opera d’arte non fa cronaca. Qual è il suo compito in tempi così complessi

di Christian Caliandro
148

L’arte contemporanea è sempre più lontana dal presente che viviamo

di Christian Caliandro
147

Il cinema è una questione di ritmo. Sul film Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese

di Christian Caliandro
146

La guerra, il design e le opere. I rischi del non sapersi porre le domande giuste

di Christian Caliandro
145

Il concetto di “contenuto costruito” di cui parla Martin Scorsese non riguarda solo il cinema

di Christian Caliandro
144

Ancora sulla critica d’arte. Dalla galassia dei social a Carla Lonzi

di Christian Caliandro
143

Il critico d’arte, quel rompipalle. Un chiarimento su questo mestiere

di Christian Caliandro
142

Che cosa è il “contenuto” in ambito artistico? E il “contenitore”?

di Christian Caliandro
141

Barbie, la favola femminista al cinema che ridefinisce il pop contemporaneo

di Christian Caliandro
140

Resort-Italia: l’immaginario sintetico del nostro Paese nell’estate 2023 

di Christian Caliandro
139

L’arte non è una questione da museo

di Christian Caliandro
138

Arte contemporanea, menzogna e pseudorealtà

di Christian Caliandro
137

Il nuovo saggio di Christian Caliandro contro l’arte fighetta

di Christian Caliandro
136

L’AI sta imitando i meccanismi dell’arte contemporanea?

di Christian Caliandro
135

Arte contemporanea, efficienza, controllo: quali sono le alternative?

di Christian Caliandro
134

Perché la negatività spaventa così tanto gli artisti

di Christian Caliandro
133

L’efficienza è il nuovo criterio dell’arte contemporanea?

di Christian Caliandro
132

L’Intelligenza Artificiale sa fare meglio degli artisti?

di Christian Caliandro
131

Arte, Intelligenza Artificiale e sofferenza

di Christian Caliandro
130

L’irrilevanza dell’arte contemporanea

di Christian Caliandro
129

Dov’è finito il dissenso nell’arte contemporanea

di Christian Caliandro
128

Immersivo senza retorica. Il Padiglione Francia alla Biennale di Venezia

di Christian Caliandro
127

Qual è il legame fra arte e dolore?

di Carmelania Bracco
126

Perché l’arte dovrebbe tornare a fare i conti con la realtà

di Christian Caliandro
125

L’ultimo capitolo di Matrix e l’effetto sulla cultura di massa

di Christian Caliandro
124

L’arte di fronte ai cataclismi. È tornato tutto come prima?

di Christian Caliandro
123

L’arte sfrangiata e il bisogno di verità

di Christian Caliandro
122

L’arte sfrangiata e il suo rapporto con la nostalgia

di Christian Caliandro
121

Arte sfrangiata. Che cos’è e perché è importante oggi

di Christian Caliandro
120

Arte comunitaria e arte sfrangiata: di cosa parliamo?

di Christian Caliandro
119

L’arte comunitaria deve prendere esempio dal teatro?

di Christian Caliandro
118

Arte contemporanea ed esclusione: le riflessioni degli studenti dell’Accademia

di Christian Caliandro
117

Arte comunitaria e libertà di espressione secondo gli studenti dell’Accademia

di Christian Caliandro
116

Arte, comunità e didattica. Cosa pensano gli studenti dell’Accademia

di Christian Caliandro
115

L’arte relazionale secondo gli studenti dell’Accademia

di Christian Caliandro
114

Epoche e stili: che cosa succede dopo gli Anni ’70?

di Christian Caliandro
113

Arte comunitaria: che cos’è e come si mostra

di Christian Caliandro
112

L’arte comunitaria e la relazione con l’altro

di Christian Caliandro
111

Cosa significa essere artisti nel tempo presente

di Christian Caliandro
110

Che cosa significa arte comunitaria oggi

di Christian Caliandro
109

L’arte e la paura di scomparire secondo l’artista Carmelania Bracco

di Carmelania Bracco
108

The Sound. Il gruppo più sottovalutato del post punk

di Christian Caliandro
107

Pop sotterraneo: tutti (o quasi) gli album che dovete ascoltare

di Christian Caliandro
106

Sbocciare nella reciprocità (VIII). L’arte deve stare in un recinto?

di Christian Caliandro
105

Sbocciare nella reciprocità (VII). Arte e imprevisti

di Christian Caliandro
104

Sbocciare nella reciprocità. Come fa l’arte a sopravvivere?

di Christian Caliandro
103

Sbocciare nella reciprocità (V). Il dissidio fra consumo ed esperienza

di Christian Caliandro
102

Sbocciare nella reciprocità (II). Cos’è il lavoro collettivo

di Christian Caliandro
101

Sbocciare nella reciprocità (I). Il racconto dei Cantieri Montelupo

di Christian Caliandro
100

E ora facciamola finita con la storia dell’artista-sciamano

di Christian Caliandro
99

Fuoriuscita (XI). Carla Lonzi e l’arte contemporanea

di Christian Caliandro
98

Fuoriuscita (X). Nuovo capitolo del saggio su Carla Lonzi

di Christian Caliandro
97

Fuoriuscita (IX). Vuoto e costruzione

di Christian Caliandro
96

Fuoriuscita (VIII). L’arte per tutti

di Christian Caliandro
95

Fuoriuscita (VII). Critica e coscienza

di Christian Caliandro
94

Fuoriuscita (VI). Il metodo dell’incertezza

di Christian Caliandro
93

Fuoriuscita (V). Gli artisti e la contraddizione

di Christian Caliandro
92

Fuoriuscita (IV). Relazioni e reciprocità

di Christian Caliandro
91

Fuoriuscita (III). Carla Lonzi e il rifiuto del successo

di Christian Caliandro
90

Fuoriuscita (II). Artista e spettatori

di Christian Caliandro
89

Fuoriuscita (I). L’arte aperta

di Christian Caliandro
88

Fase Tre (XVIII). Artisti, sottomissione e autocoscienza

di Christian Caliandro
87

Fase Tre (XVII). Smarginatura e consapevolezza

di Christian Caliandro
86

Fase Tre (XVI). Liberarsi del passato

di Christian Caliandro
85

Fase Tre (XV). Cosa vogliamo dall’arte

di Christian Caliandro
84

Fase Tre (XIV). La reazione dell’arte

di Christian Caliandro
83

Fase Tre (XIII). Consumo e arte contemporanea

di Christian Caliandro
82

La scomparsa del pubblico. Editoriale di Leonardo Caffo

di Leonardo Caffo
81

Fase Tre (XII). Il punto di rottura

di Christian Caliandro
80

Fase Tre (XI). Aperture e imprevisti

di Christian Caliandro
79

Fase Tre (X). L’opera e il contesto

di Christian Caliandro
78

Fase Tre (IX). La percezione del futuro

di Carmelania Bracco
77

Fase Tre (VIII). Rompere il silenzio

di Christian Caliandro
76

Fase Tre (VII). Imprevisti e responsabilità

di Christian Caliandro
75

Fase Tre (VI). Che cosa rimane

di Christian Caliandro
74

Fase Tre (V). Ricordi e postapocalisse

di Christian Caliandro
73

Fase Tre (IV). Crisi e rinascita

di Christian Caliandro
72

Fase Tre (III). La paura e gli interstizi

di Christian Caliandro
71

Fase Tre (II). Essere l’altro

di Christian Caliandro
70

Fase Tre (I). L’opera e la realtà

di Christian Caliandro
69

Spazi matriarcali, parte seconda (X). Edie, i Counting Crows & la reflection

di Christian Caliandro
68

Spazi matriarcali, parte seconda (IX). La migrazione dell’avanguardia

di Christian Caliandro
67

Spazi matriarcali, parte seconda (VIII). Essere tutto e tutti

di Christian Caliandro
66

Spazi matriarcali, parte seconda (VII). Resistere e cambiare

di Christian Caliandro
65

Spazi matriarcali, parte seconda (VI). Lo stato di grazia

di Christian Caliandro
64

Spazi matriarcali, parte seconda (V). Essere nel momento

di Christian Caliandro
63

Spazi matriarcali, parte seconda (IV). Tempi interessanti

di Christian Caliandro
62

Spazi matriarcali, parte seconda (III). La bellezza di essere vivi

di Christian Caliandro
61

Spazi matriarcali, parte seconda (II). La fine del patriarcato

di Christian Caliandro
60

Spazi matriarcali, parte seconda (I). Il pensiero femminile

di Christian Caliandro
59

Fase Due (XIV). Rendere presente l’assenza

di Christian Caliandro
58

Fase Due (XIII). Pericolo e meraviglia

di Christian Caliandro
57

Fase Due (XII). L’arte e il conflitto

di Christian Caliandro
56

Fase Due (XI). Borghesucci

di Carmelania Bracco
55

Fase Due (X). Condivisione

di Christian Caliandro
54

Fase Due (IX). Il problema della tradizione

di Christian Caliandro
53

Fase Due (VIII). L’epilogo della finzione

di Christian Caliandro
52

Fase Due (VII). Connessioni

di Christian Caliandro
51

Fase Due (VI). Tirare le fila

di Christian Caliandro
50

Diventare parte della città

di Emilia Giorgi
49

Fase Due (IV). Il ritardo dell’arte contemporanea

di Christian Caliandro
48

Fase Due (III). Il problema del disprezzo

di Christian Caliandro
47

Fase Due (I). Niente è come prima

di Christian Caliandro
46

L’arte rotta (XVIII). La fatica del cambiamento

di Christian Caliandro
45

L’arte rotta (XVII). L’irrilevanza dell’arte contemporanea

di Christian Caliandro
44

L’arte rotta (XVI). Abolire il superfluo

di Christian Caliandro
43

L’arte rotta (XV). Il virus e la crisi della finzione

di Christian Caliandro
42

L’arte rotta (XIV). Il tempo presente

di Christian Caliandro
41

L’arte rotta (XIII). L’inimmaginabile

di Christian Caliandro
40

L’arte rotta (XII). Quando tutto sarà finito

di Christian Caliandro
39

L’arte rotta (XI). Consumo, velocità, tempo e opera

di Christian Caliandro
38

L’arte rotta (IX). Contagio e responsabilità

di Christian Caliandro
37

L’arte rotta (VIII). Lo spettro della noia e della prevedibilità

di Christian Caliandro
36

L’arte rotta (VII). Imprevisto e libertà secondo gli artisti

di Christian Caliandro
35

L’arte rotta (VI). Likeability e finzione nell’epoca di internet

di Christian Caliandro
34

L’arte rotta (V). Editoriale di Christian Caliandro

di Christian Caliandro
33

L’arte rotta (IV)

di Christian Caliandro
32

L’arte rotta (III)

di Christian Caliandro
31

L’arte rotta (II)

di Christian Caliandro
30

L’arte rotta (I)

di Christian Caliandro
29

Conquistando luce (IX)

di Christian Caliandro
28

Conquistando luce (VIII)

di Christian Caliandro
27

Conquistando luce (VII): pop

di Christian Caliandro
26

Conquistando luce (VI)

di Christian Caliandro
25

Conquistando luce (V)

di Christian Caliandro
24

Le foreste sono orizzontali. L’editoriale di Fabrizio Bellomo

di Fabrizio Bellomo
23

Conquistando luce (IV)

di Christian Caliandro
22

Conquistando luce (III)

di Christian Caliandro
21

Conquistando luce (II)

di Christian Caliandro
20

Conquistando luce (I)

di Christian Caliandro
19

Prendere a morsi l’accidia

di Carmelania Bracco
18

La quarta notte di quiete: SCARTI

di Christian Caliandro
17

Tutte le regole della musica trap

di Sara Moccia
16

Sulla dimensione dello spazio esistenziale #2 (VIII)

di Lucrezia Longobardi
15

Sulla dimensione dello spazio esistenziale #2 (VII)

di Lucrezia Longobardi
14

Sulla dimensione dello spazio esistenziale #2 (VI)

di Lucrezia Longobardi
13

Sulla dimensione di spazio esistenziale #2 (V)

di Lucrezia Longobardi
12

Sulla dimensione di spazio esistenziale #2

di Lucrezia Longobardi
11

Trappole dell’acting (X)

di Christian Caliandro
10

Trappole dell’acting (VIII)

di Christian Caliandro
09

Trappole dell’acting (VII)

di Christian Caliandro
08

Trappole dell’acting (VI)

di Christian Caliandro
07

Trappole dell’acting (V)

di Christian Caliandro
06

Trappole dell’acting (IV)

di Christian Caliandro
05

Trappole dell’acting (III). Rebecca Moccia, Fireworks

di Christian Caliandro
04

Trappole dell’acting (II). Padiglione Italia. Né altra, né questa

di Christian Caliandro
03

Trappole dell’acting (I). May You Live in Interesting Times

di Christian Caliandro
02

Neovernacolare (XIV). Seconda postilla

di Christian Caliandro
01

Neovernacolare (XIII). Postilla, Elogio della rucola

di Fabrizio Bellomo

Leer más

Inicio desactivadoInicio desactivadoInicio desactivadoInicio desactivadoInicio desactivado

image

Jago conquista un altro palcoscenico di pregio. Un’altra occasione importante per condividere la propria pratica artistica, il proprio immaginario. Stavolta è la Pinacoteca della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano ad accogliere una sua opera, a partire dall’8 maggio e fino al 4 novembre 2025. E come spesso accade nei suoi progetti, ad andare in scena è il dialogo con un grande artista del passato, con iconografie celebri, con linguaggi della tradizione. Dopo i rimandi diretti a Michelangelo, citato nella sua Pietà e nel suo David – l’una reinventata al maschile, l’altro al femminile, rispettivamente esposti nella Chiesa degli artisti a Roma (2021) e nell’atrio delle Gallerie d’Italia a Napoli (2025) – stavolta è con Caravaggio che l’artista si confronta. Un confronto di quelli che dovrebbero far tremare i polsi e che richiedono la forza di un lavoro complesso, maturo, centrato, non esaurendosi in accostamenti di maniera, sul filo di assonanze vaghe, pretestuose. Jago – al secolo Jacopo Cardillo, classe 1987 – ci prova, immaginando una connessione tra la Canestra di frutta, icona delle collezioni dell’Ambrosiana, e una sua natura morta, fedele al mondo che gli appartiene: il marmo, la figurazione realista, il colore bianco.

Caravaggio, Canestra di frutta, 1597-1600, olio su tela, 46×64 cm, Pinacoteca Ambrosiana
Caravaggio, Canestra di frutta, 1597-1600, olio su tela, 46×64 cm, Pinacoteca Ambrosiana

La “Canestra di frutta” di Caravaggio

Il capolavoro caravaggesco, dipinto tra il 1597 e il 1600, la cui presenza è documentata nella collezione del Cardinale Borromeo già dal 1607, si inseriva in quel clima di rinnovamento iconografico che dopo il Concilio di Trento attribuì particolare capacità comunicativa e immediatezza espressiva a temi non tipicamente devozionali, legati al mondo della natura e carichi di rimandi allegorici. Era un modo nuovo e incisivo di comunicare con i fedeli, funzionale alle esigenze di una Chiesa assorbita dalla missione controriformista. Il genere della natura morta, di cui la Canestra di frutta è uno dei primi e più straordinari esempi, si diffuse largamente: in un clima di forte moralizzazione, persino di censura, mentre si attuava un controllo scrupoloso della correttezza iconografica delle rappresentazioni sacre, questa tipologia di soggetti garantiva agli artisti ampia libertà di ricerca pittorica e stilistica.
Caravaggio restituisce qui, con minuziosa verità e cura del dettaglio, la perfezione di un’immagine tanto semplice, quanto portatrice di significati alti, evocazione della caducità dell’esistenza: un soffio sospeso tra il tutto e il nulla, tra lo splendore folgorante e il decadimento necessario. Vita, morte, un palcoscenico tragico e indiviso in cui il sentimento del sacro brilla in lontananza come orizzonte e speranza ultima.
L’esercizio di realismo è quasi fiammingo, intriso di luce e di potenza descrittiva, nell’opposta magia di un teatro vuoto, decontestualizzato, quasi metafisico, senza alcuna connotazione d’ambiente, senza particolari che possano distrarre dal protagonista assoluto, emerso dal chiarore di un fondo neutro. In bilico su un bordo sottile, precario eppure potentissimo, questo bouquet di frutti variopinti e lucidi, di foglie bagnate dalla rugiada e sul punto di appassire, è una perfetta sintesi tra la bellezza nel suo acme e l’attesa della sua sparizione.

jago natura morta in dialogo con la canestra di frutta di carabaggio pinacoteca della biblioteca ambrosiana milano 2025 ph stefano teodori A Milano Jago dialoga con Caravaggio. L’insolito duetto alla Pinacoteca Ambrosiana
Jago, Natura Morta, in dialogo con Caravaggio, Canestra di frutta. Pinacoteca Ambrosiana, Milano, 2025. Ph. Stefano Teodori

La “Natura morta” di Jago in mostra all’Ambrosiana

Jago sceglie di porvi accanto un’opera inedita, dal titolo tautologico che non indica e non svela: Natura morta, semplicemente. Anche qui una rappresentazione di oggetti inanimati raccolti in un cesto, scolpiti in un bianco candido che contrasta con la natura controversa del soggetto. Niente fiori o frutti, per un d’après molto personale: sono armi, pistole, proiettili, mitragliatrici, restituiti nel realismo del modellato e nella preziosità del marmo. Da un lato l’esigenza di replicare un frammento freddo di realtà, privo di alcun intento narrativo. Dall’altro il riferimento a una morte intesa non come dimensione esistenziale, ma come aggressione, sopraffazione. La lettura non può che spaziare dai più recenti ed efferati casi di cronaca, al tema dei grandi conflitti bellici in corso. Il tentativo è di toccare corde sensibili, puntando su quel contatto emozionale con lo spettatore, tipico dei lavori dell’artista.
“Una natura morta è una natura morta”, ha spiegato Jago all’ANSA.“Sono talmente disgustato e afflitto da quello che mi arriva in questa era di comunicazione che non sono in grado di produrre un racconto (…) Nella Canestra di Caravaggio quasi possiamo sentire il sapore di quella mela, è qualcosa che abbiamo nella memoria, c’è una prospettiva di caducità ma anche di vita che resiste“. E ancora: “Questi oggetti non li ho inventati, io non ho fatto niente, ho fatto una composizione per dire qualcosa che è indicibile. I veri creatori sono i criminali di guerra che ogni giorno fanno migliaia di vittime. Io non ho creato quegli strumenti di morte, li ho atteggiati in una composizione. Noi partecipiamo e viviamo di cose non raccontabili, cosa oscene“.

Jago, Natura Morta, in dialogo con Caravaggio, Canestra di frutta. Pinacoteca Ambrosiana, Milano, 2025. Ph. Stefano Teodori1 / 3
Jago, Natura Morta, in dialogo con Caravaggio, Canestra di frutta. Pinacoteca Ambrosiana, Milano, 2025. Ph. Stefano Teodori
Jago, Natura Morta, 2025, dettaglio2 / 3
Jago, Natura Morta, 2025, dettaglio
Jago, Natura Morta, 2025, dettaglio3 / 3
Jago, Natura Morta, 2025, dettaglio
Jago, Natura Morta, in dialogo con Caravaggio, Canestra di frutta. Pinacoteca Ambrosiana, Milano, 2025. Ph. Stefano Teodori
Jago, Natura Morta, 2025, dettaglio
Jago, Natura Morta, 2025, dettaglio

Significati e rischi del dialogo tra Jago e Caravaggio

La scultura è sì inedita, ma non è nata come riflessione sul capolavoro caravaggesco: non si tratta di un progetto site-specific. Una pratica, quella dell’accostamento a posteriori tra opere contemporanee e opere antiche, per certi versi insidiosa, ma che può derivare da intuizioni assai interessanti. Lo ricorda lo stesso Jago, allontanando l’idea che l’audace confronto fosse voluto, cercato: “Non avrei osato avere una conversazione di questo tipo”. Avendo raccontato dell’opera alla società Arthemisia, questa, che era in comunicazione con la Biblioteca Ambrosiana, ne colse l’interesse: “Ne abbiamo parlato con i responsabili ed è nata la mostra“.
L’accostamento riporta dunque al tema della fine delle cose e della fragilità, in una chiave cruda e attualizzata, che fa leva sullo shock della violenza e sui suoi simboli più convenzionali. È la ricerca dell’effetto forte, di un contrasto che sappia stupire, in forza di quelle retoriche emotive a cui l’artista è avvezzo. L’evento si colloca all’interno di un lodevole progetto di apertura al contemporaneo con cui l’Ambrosiana si sta cimentando, testando nuove strade e nuovi target di pubblico (a novembre è attesa una personale di Nicola Samorì, mostra congiunta con il Museo di Capodimonte, a cura di Demetrio Paparoni con Eike Schmidt e Federico Gallo, direttori delle due istituzioni). La responsabilità di un simile confronto avrebbe però richiesto una cautela maggiore, con la scelta di linguaggi meno facili e di grandi autori avvezzi a sfide così alte, al netto del successo mediatico che un nome popolare come quello di Jago può assicurare. Forse un po’ di foga da parte di un’istituzione di pregio, impegnatissima a svecchiare la propria immagine (l’abbiamo anche premiata per questo), che ha optato in questo caso per la scorciatoia dell’artista con un grande seguito sui social. 
Tecnicamente ben eseguita, l’opera porta con sé un messaggio chiaro, che arriva a tutti. Ma il carico visivo, con questi giocattoli di marmo che parlano di criminalità e di guerra, rischia di fare a pugni con un’opera dalla straordinaria presenza iconografica, con la sua profondità poetica, simbolica, concettuale. Un capolavoro che chiede enorme delicatezza: più un sussurro che un grido, più una nota meditativa che un’invasione di campo. 
Helga Marsala
Natura Morta. Jago e Caravaggio: due sguardi sulla caducità della vita
Pinacoteca Ambrosiana
Piazza Pio XI 2, Milano

L’articolo "A Milano Jago dialoga con Caravaggio. L’insolito duetto alla Pinacoteca Ambrosiana" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Leer más

Inicio desactivadoInicio desactivadoInicio desactivadoInicio desactivadoInicio desactivado

image

Chi si occupa di fotografia di moda sa che George Hoyningen-Huene (San Pietroburgo, 1900 – Los Angeles,1968) è uno dei grandi maestri di questo genere fotografico, pur non limitandosi a quello. La mostra Glamour e Avanguardia, proposta a Palazzo Reale a Milano, curata da Susanna Brown, è un’importante occasione per far luce su tutta la sua opera, facendola scoprire anche a un pubblico più ampio.

Una rassegna, accompagnata da un catalogo edito da Moebius, che presenta anche alcuni straordinari vintage, ricca di immagini che coprono l’intero cammino di Hoyningen-Huene e le sue diverse tipologie di scatti.

Roger Schall Ritratto di George Hoyningen-Huene, Parigi 1937 Photo Roger Schall © Schall Collection
Roger Schall, Ritratto di George Hoyningen-Huene, Parigi, 1937, Photo Roger Schall © Schall Collection

La storia di George Hoyningen-Huene in mostra a Palazzo Reale a Milano

La sua storia è comune a quella di altri aristocratici russi. Nato nel 1900 da una nobile famiglia, fin da bambino viene condotto in Europa: dalla Svizzera alla Germania all’Italia, paese da cui rimane profondamente colpito. Scopre la classicità che diventerà un elemento portante del suo lavoro, come mostrano fotografie esposte. Impara le lingue e vive una vita assai movimentata. Fa parecchi lavori, anche l’attore, prende lezioni di pittura e finalmente nel 1924 collabora con Man Ray, un altro russo, a un portfolio fotografico.

Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno1 / 6
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno2 / 6
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno3 / 6
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno4 / 6
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno5 / 6
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno6 / 6
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno
Installation View George Hoyningen-Huene, Glamour e Avanguardia, Palazzo Reale Milano, foto di Vincenzo Bruno

George Hoyningen-Huene un amante dell’arte oltre che della fotografia

Prima di vendere il suo lavoro fotografico, vende quello di illustratore a Harper’s Bazaar e a Vogue. L’anima artistica del suo lavoro è evidente. La prima foto pubblicata, su Vogue, è del 1926, nell’anno successivo pubblica anche su Vanity Fair. Si dedica poi al cinema amatoriale. La sua ricerca è densa di una serie di caratteristiche e componenti che la rendono unica, tra cui la luce che ne costituisce un elemento fondante; Hoyningen-Huene la utilizza con rara maestria, come strumento per far emergere l’elemento scultoreo e tridimensionale tanto nelle foto di moda che nei ritratti. Nel 1929 partecipa alla mostra epocale Film und Fotos, la cui prima sede è Stoccarda, in cui si sottolineano le peculiarità linguistiche del cinema e della fotografia.

I suoi amici sono tra i più importanti protagonisti, nell’arte e nella moda, di quella particolare stagione culturale tra gli Anni Venti e Trenta del Novecento, tra cui Elsa Schiaparelli, Cecil Beaton e Horst P. Horst, con cui vive un intenso rapporto amoroso. Gli abiti di Lelong, Chanel, Vionnet, Lanvin, Balenciaga sono immortalati dall’obiettivo di Hoyningen-Huene, che riesce a coglierne la portata rivoluzionaria.

George Hoyningen-Huene Divers, Horst and Lee Miller, Swimwear by Izod 1930 © George Hoyningen-Huene Estate Arc1 / 10
George Hoyningen-Huene ivers, Horst and Lee Miller, Swimwear by Izod, 1930 © George Hoyningen-Huene Estate Arc
George Hoyningen-Huene Portrait of the Dalís in L'Instant Sublime 1939 © George Hoyningen-Huene Estate Archives2 / 10
George Hoyningen-Huene Portrait of the Dalís in L’Instant Sublime 1939 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
George Hoyningen-Huene Reflections ... Miss Hubbell 1930 © George Hoyningen-Huene Estate Archives3 / 10
George Hoyningen-Huene Reflections … Miss Hubbell 1930 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
Philippe Halsman George Hoyningen-Huene photographing Rita Hayworth 1943 © George Hoyningen-Huene Estate Archives4 / 10
Philippe Halsman George Hoyningen-Huene photographing Rita Hayworth 1943 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
George Hoyningen-Huene Serge Lifar and Olga Spessivtzeva as Bacchus and Ariadne 1931 © George Hoyningen-Huene Estate Archives5 / 10
George Hoyningen-Huene Serge Lifar and Olga Spessivtzeva as Bacchus and Ariadne 1931 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
George Hoyningen-Huene Erna Carise 1930 © George Hoyningen-Huene Estate Archives6 / 10
George Hoyningen-Huene Erna Carise 1930 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
George Hoyningen-Huene Horst Torso, Paris 1931 © George Hoyningen-Huene Estate Archives7 / 10
George Hoyningen-Huene Horst Torso, Paris 1931 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
George Hoyningen-Huene Maggy Rouff 1939 © George Hoyningen-Huene Estate Archives8 / 10
George Hoyningen-Huene Maggy Rouff 1939 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
George Hoyningen-Huene Josephine Baker C.1929 © George Hoyningen-Huene Estate Archives9 / 10
George Hoyningen-Huene Josephine Baker C.1929 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
George Hoyningen-Huene Lee Miller and Agneta Fischer 1932 © George Hoyningen-Huene Estate Archives10 / 10
George Hoyningen-Huene Lee Miller and Agneta Fischer 1932 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
George Hoyningen-Huene Divers, Horst and Lee Miller, Swimwear by Izod 1930 © George Hoyningen-Huene Estate Arc
George Hoyningen-Huene Portrait of the Dalís in L'Instant Sublime 1939 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
George Hoyningen-Huene Reflections ... Miss Hubbell 1930 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
Philippe Halsman George Hoyningen-Huene photographing Rita Hayworth 1943 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
George Hoyningen-Huene Serge Lifar and Olga Spessivtzeva as Bacchus and Ariadne 1931 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
George Hoyningen-Huene Erna Carise 1930 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
George Hoyningen-Huene Horst Torso, Paris 1931 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
George Hoyningen-Huene Maggy Rouff 1939 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
George Hoyningen-Huene Josephine Baker C.1929 © George Hoyningen-Huene Estate Archives
George Hoyningen-Huene Lee Miller and Agneta Fischer 1932 © George Hoyningen-Huene Estate Archives

La mostra a Milano racconta anche il rapporto con il cinema di Hoyningen-Huene

Con Horst P. Horst condivide la casa di vacanze ad Hammamet in Tunisia, che nel tempo diventerà il suo buen ritiro. L’Africa negli anni Trenta è un soggetto privilegiato della sua fotografia, così come in seguito la Grecia.

Roger Schall Ritratto di Horst P. Horst e George Hoyningen-Huene, Parigi 1937 Photo Roger Schall © Schall Collection
Roger Schall, Ritratto di Horst P. Horst e George Hoyningen-Huene, Parigi, 1937, Photo Roger Schall © Schall Collection

È affascinato, durante tutta la sua vita, dai paesi del Mediterraneo di cui riesce a catturare le atmosfere, la luce. Nel suo intero percorso è fondamentale il rapporto con il cinema, segnato dall’amicizia con George Cukor con cui collabora a È nata una stella con Judy Garland. Nel 1980, dodici anni dopo la sua morte, l’International Center of Photography diNew York produce la sua prima grande retrospettiva che arriverà anche a Londra e a Parigi, consacrandolo come uno dei grandi maestri della fotografia a trecentosessanta gradi, non solo di moda. Un punto di riferimento per molti, primo fra tutti Robert Mapplethorpe. 
Angela Madesani
Libri consigliati:

George Hoyningen-Huene. Glamour e Avanguardia. Di Susanna Brown

(Grazie all’affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)

[artribune_eventi]

L’articolo "Amante dell’arte e della bellezza. A Milano Palazzo Reale celebra George Hoyningen-Huene" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Leer más

Inicio desactivadoInicio desactivadoInicio desactivadoInicio desactivadoInicio desactivado

image

Due anni fa, la Fondazione Alberto Peruzzo inaugurava la sua nuova sede a Padova, al termine di un lungo lavoro di restauro e riconversione della ex Chiesa di Sant’Agnese. Un passaggio di consolidamento delle finalità che hanno sempre ispirato l’istituzione fondata nel 2015 dal collezionista Alberto Peruzzo per promuovere l’arte contemporanea in relazione alla tutela e all’arricchimento del patrimonio artistico e storico del territorio. 

Il nuovo bookshop della Fondazione Alberto Peruzzo

In quest’ottica, gli ambienti della chiesa duecentesca sono stati trasformati in spazi espositivi con la navata dedicata alle installazioni temporanee, il terrazzo alla raccolta dei reperti trovati nel corso dei restauri e la sacrestia alla collezione della Fondazione (più di centocinquanta opere, spaziando dall’inizio del Novecento ai giorni nostri, esposte a rotazione).
E dal 24 maggio, chi visita la Fondazione potrà usufruire anche del nuovo bookshop Dante61, ricavato accanto all’ex chiesa per valorizzare le culture visive e le nuove pratiche editoriali. La libreria promuoverà, infatti, progetti d’artista, case editrici indipendenti, libri in edizione limitata, cataloghi d’arte e realtà editoriali di nicchia. Per l’occasione sarà presentato il cofanetto Fondazione Alberto Peruzzo, 2011-2025, tre volumi che ricostruiscono la storia della fondazione.  

Eleven-Fortytwo, Foto Paolo Prendin1 / 4
Eleven-Fortytwo, Foto Paolo Prendin
inesorabilmenteunavia yoy performing arts foto andrea macchia Parte un nuovo festival di arti performative in un’ex chiesa di Padova2 / 4
INESORABILMENTEUNAVIA, YoY Performing Arts, Foto Andrea Macchia
xin 2025 courtesy of francesco cigana Parte un nuovo festival di arti performative in un’ex chiesa di Padova3 / 4
XIN, 2025. courtesy of Francesco Cigana
il corpo della lotta courtesy of trentospettacoli Parte un nuovo festival di arti performative in un’ex chiesa di Padova4 / 4
Il corpo della lotta. Courtesy of TrentoSpettacoli
Eleven-Fortytwo, Foto Paolo Prendin
inesorabilmenteunavia yoy performing arts foto andrea macchia Parte un nuovo festival di arti performative in un’ex chiesa di Padova
xin 2025 courtesy of francesco cigana Parte un nuovo festival di arti performative in un’ex chiesa di Padova
il corpo della lotta courtesy of trentospettacoli Parte un nuovo festival di arti performative in un’ex chiesa di Padova

INTRA: la prima edizione del festival di arti performative della Fondazione Alberto Peruzzo

Ad apprezzare il nuovo spazio sarà, innanzitutto, il pubblico del festival di arti performative INTRA, novità significativa nella programmazione della Fondazione, pensato per affiancare all’attività espositiva dell’istituzione incursioni in altri linguaggi espressivi, creando un momento “tra le mostre” che trasformerà gli spazi dell’ex chiesa in un luogo di contaminazione.
La prima edizione di INTRA si terrà dal 9 al 28 maggio, con 16 appuntamenti tra arte, musica, teatro e performance, molti dei quali accomunati dalla vocazione all’improvvisazione.
Si partirà, il 9 maggio, con l’evento inaugurale affidato alla musica della clarinettista Greta Romani e del contrabbasso solo di Mirco Ballabene, in dialogo con la mostra Riflessi di Storia. Echi di futuro di Giovanni De Sandre, che ha fotografato la trasformazione dell’ex Palazzo Lanza. Adiacente alla chiesa di Sant’Agnese, nel 2018 il palazzo è stato acquisito dalla Fondazione, ed è in corso di riqualificazione per ospitare nuovi spazi espositivi.
Un nuovo appuntamento musicale si terrà mercoledì 14 maggio, con il concerto della DOOOM Orchestra, collettivo di giovani musicisti che esplora l’improvvisazione, anticipato dall’anteprima del documentario Our Sea Lies Within. Giovedì 22 maggio sarà invece protagonista la danza con Inesorabilmenteunavia, di Emma Zani e Roberto Doveri: performance ispirata da Il Bisonte (1998) di Bizhan Bassiri e Stefano Taglietti, una video-opera che indaga il rigenerarsi implacabile della natura. Nella stessa giornata sarà organizzata anche la prima edizione di Viadante Art District, in sinergia con altre realtà artistiche di via Dante: per tutto il giorno la strada chiuderà al traffico per trasformarsi in un salotto dedicato all’arte, tra studio visit e incontri.
E ancora, domenica 25 maggio, Electric Body proporrà il concerto-performance di Pollini Electroacoustic Ensemble a cura della Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio Pollini di Padova. A seguire, con gli allievi di Spaziodanza Padova, una performance in cui il corpo dei danzatori diventa generatore di suoni grazie al movimento captato da sensori con cui interagiscono i musicisti del Conservatorio.

il corpo della lotta courtesy of trentospettacoli Parte un nuovo festival di arti performative in un’ex chiesa di Padova
Il corpo della lotta. Courtesy of TrentoSpettacoli

Il maxi calcetto di Maurizio Cattelan per sfidarsi in chiesa

Ma il debutto di INTRA sarà anche occasione per portare nella navata di Sant’Agnese la celebre installazione STADIUM, presentata per la prima volta da Maurizio Cattelan nel 1991 alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna. L’opera – un calcetto balilla lungo quasi 7 metri per sfide di 11 contro 11 giocatori – è un invito a interagire con l’arte, ma offre anche l’opportunità di riflettere sull’inclusione, il razzismo (al suo esordio, l’installazione fu attivata da una sfida tra una squadra composta da bianchi e una da migranti), la divisione in classi della società contemporanea. Una critica sarcastica – tra l’incontro e lo scontro – ai modelli di integrazione adottati negli ultimi anni dalle società europee e occidentali.
Livia Montagnoli

L’articolo "Parte un nuovo festival di arti performative in un’ex chiesa di Padova" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Leer más

Pacifico Comunicaciones

PÁCIFICO COMUNICACIONES con más de 59 años de ministerio radial, difunde espacios culturales, musicales de entrevistas y noticias. Su elaboración y contenido están a cargo de profesionales especializados que nos permiten asegurar una amplia sintonía en todo el Perú.

  +Tel: (511) 7330967 - 7266850  

  +Cel: (+51) 945002522